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Blog della Roche d’Or

Blog della Roche d’Or

Comunità della Roche d'Or a Besançon e Fontanilles

Pubblicato su da P. Roger Robert
Con tag : #Testi di Roger, #canti, #Noël

In questa vigilia di Natale mi sono commosso nel dire: “In questa notte santissima, tu hai brillato!”

Non esiste solo la notte che è assenza della luce del sole ma esiste anche la notte nel cuore di tanti uomini e donne. Loro non vedono splendere la luce. Festeggiamo stasera e questo è un bene, abbiamo ragione a farlo, ma sarebbe cadere nell’illusione se non pensassimo a quelli che sono disperati o in situazioni che sembrano senza via d'uscita. Ecco perché vengono gli angeli. Voi notate che sono solo gli angeli che vengono ad annunciare ciò che sta accadendo; gli uomini non vedono. Si ha un bel dire "una grande luce", ce n’è di quelli per i quali è l’oscurità e proviamo allo stesso tempo dolore e un grande desiderio di riportare una luce che rischiari la loro anima, che metta in loro una gioia che non si potrà loro sottrarre. Questa notte risplende di una luce, gli uomini non lo sanno e coloro ai quali si rivolge il Cielo sono persone infrequentabili. I pastori, poiché stavano con i loro animali puzzavano di montone, si prendevano cura delle pecore quando partorivano, avevano avuto le mani nel sangue e non avevano acqua per lavarsi, giusto della sabbia per strofinarsi. Quelli a cui si rivolge il Cielo sono persone che non sanno, che non capiscono, persone rifiutate, persone alle quali dicono: "Siete disgustosi, non avete diritto...". Persone che non sanno parlare e che non possono capire, e lì viene fatto loro un annuncio nel cuore. Queste persone, per prime, sono loro che sentono il canto degli angeli che dicono: “Vi annunziamo una grande gioia che è per tutte le genti, oggi vi è nato un salvatore che è il Messia, Signore”.

Si ascoltano le parole, si sente questo, le si conosce da molto tempo eppure... Eppure, in queste notti interiori, in queste difficoltà, possono esserci delle fessure? Fessure attraverso le quali una luce possa penetrare? Attraverso una bontà che le conquista, queste persone così semplici e così emarginate, queste persone disgustose, queste persone che non sanno parlare... Queste persone sentono per la prima volta: "Oggi vi annuncio un grande gioia che è per tutte le genti”. E si dice loro: "Ecco l’Impregnato di Dio, è nato per voi il Messia, lo riconoscerete da questi segni: troverete un bambino, avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia..."

Oggi non possiamo immaginare cosa possa essere stato per Maria e Giuseppe il viaggio da Nazaret a Betlemme. L'imperatore Cesare Augusto voleva che le persone potessero pagare le tasse, e perché si possano pagare le tasse occorre sapere quante persone sono tassabili. Si doveva andare molto velocemente. Giuseppe disse a Maria: “Non dobbiamo tardare”. Maria disse: “Ma puoi ben vedere in che stato sono, il bambino forse arriverà tra qualche giorno, comincia a scendere…” Per una donna incinta che è alla fine della gestazione, era difficile camminare per almeno quattro giorni. Anche se Giuseppe aveva messo delle jellaba (tunica con cappuccio) piuttosto spesse sull'asinello per coprirsi di notte e non avere freddo. Cercava di rendere confortevole il viaggio di Maria ma lei a volte diceva: "Giuseppe, anch'io devo camminare... Giuseppe, dobbiamo fermarci perché sento che il bambino potrebbe venire..." L'ansia del viaggio ! Gesù che è nato casualmente per strada...

E poi, arrivando a Betlemme, c'è tanta folla... In effetti, quello che accadrà è che questo evento della nascita di Gesù è sempre segreto. È nell’intimo che accade. Non è uno spettacolo che si possa offrire agli occhi della gente. E Giuseppe, a forza di correre da un posto all'altro, scopre una grotta... Si scopre che lì non c'è niente, non ci sono animali, è sporca; ha dovuto tagliare alcuni rami per farsi una scopa e spazzare la paglia marcia, tutto ciò che gli animali avevano potuto lasciarsi dietro, c’era puzza e ha dovuto fare in fretta. E poi c'è stato l'avvenimento che non si può raccontare agli uomini, l'avvenimento dell'apparizione di Gesù, la nascita. E Maria, che aveva previsto bene ciò che occorreva, prende questo piccolo, lo lava, gli taglia il cordone ombelicale. Giuseppe è proprio vicino a lei. Lei dice: "Dove lo mettiamo? Non lo metteremo mica a terra, fa freddo. Giuseppe dice: "Ho trovato in un angolo della paglia che è ancora fresca. Quindi lo mettiamo dove non sono passati gli animali, nella mangiatoia. La mangiatoia è rialzata, proprio perché le pecore possano mangiare la paglia fresca e non quella che c'è per terra. Maria si prende cura di questo piccolo e lo mette in questo posto. Quando si va a Betlemme, si trovano ancora posti come questo.

E ci viene detto: “Ecco il vostro salvatore”. E vengono i pastori, dicono: "Corriamo! Corriamo a vedere se è vero quello che ci hanno detto!" Così quando arrivano scoprono effettivamente quello che gli era stato detto: questo piccolo, questi due poveri. Maria e Giuseppe sono sorpresi: “Che fate?” E i pastori raccontano quello che hanno sentito, come sono stati avvolti dalla luce, e dentro di loro c'è stata questa specie di crepitio di gioia. Per quanto li riguarda, loro capiscono senza bisogno di spiegazioni. Vedono che tutto è “secondo quello che è stato detto loro”. Là ci viene dato un grande segno: sono le persone più ignoranti, gli infrequentabili, gli emarginati che sono i primi. Sentire non è sufficiente, è nel loro cuore che avviene, è nei loro occhi che vedono ciò che è stato detto loro: Maria, Giuseppe sono lì, ascoltano quello che si è appena loro detto. Ne succedono di cose per questo bambino, lui “Messia Signore”, questo piccolo bambino che non riesce ancora ad aprire veramente gli occhi, che non sa distinguere, che non parla. Dio è questo?!... Da Betlemme al Golgota, sarà sempre la stessa cosa: lo spettacolo dell'impotenza - agli occhi degli uomini - Dio è questo? Anche più tardi, quando aprirà gli occhi. Dio è questo? Questo piccolino avvolto in fasce? Dio è sempre legato, che sia perché deve essere fasciato, che sia sulla Croce dove verrà inchiodato. Dio è sempre legato a noi. Solo che noi, noi vorremmo vedere le cose in grande, che Dio apparisse con potenza alle persone potenti che sanno. Quelli che devono sapere sono i più abbandonati, occorre che sentano la “benevolenza” di Dio. Questo non si può spiegare, qui si entra nel mistero di Dio. Perché un Dio così fragile? Perché un Dio così vulnerabile? E noi, come avremmo voluto che fosse? La gente non riesce a capire che Dio sia così, avvolto in fasce.

È la gioia che arriva perché non è legata alla nostra potenza o alla nostra impotenza. Dio non è vincolato dalle cose che immaginiamo: il bene, il male... Dio non è prigioniero delle idee. C'è questa bontà. E la bontà si scopre solo attraverso le persone buone. Non esiste una scuola di bontà. Come può la bontà arrivare a noi? La bontà che è la firma di Dio, una bontà che non si ottiene facendo qualcosa che dovrebbe essere fatto, una bontà gratuita, una bontà che non si misura. Dio è l'unico essere che ci ama senza che noi abbiamo ragioni per essere amati. È Lui che, amandoci, ci qualifica.

Allora quello che gli uomini possono inventare con la loro morale, no. Dio oltrepassa tutte queste cose ma c’è la rivelazione di questa bontà dal cielo. È attraverso le persone nelle quali risplende questa bontà che veniamo raggiunti. La bontà di Dio la si riconosce perché Egli è l'unico che ci raggiunge fino a queste profondità inaccessibili alla nostra coscienza. Questa è la rivelazione: la bontà di Dio viene a noi e occorre che sia sprovvista di mezzi, deve apparire come veramente donata, offerta, senza motivo. “Perché ti amo”, questa è l'unica qualifica che Dio fa apparire, la sua. Vorrei semplicemente dirvi stasera questa bontà di Dio che celebriamo, che è la nostra unica speranza e il nostro unico futuro...

 

Roger Robert
Sabato 24 dicembre 2016

 

Tradotto dal francese all’italiano da Guglielmo e Maria Rosa Del Gaudio

"Réjouissons-nous, un Enfant est né !", CD Tissage d'or 4 (Communauté de la Roche d'or)