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Blog della Roche d’Or

Blog della Roche d’Or

Comunità della Roche d'Or a Besançon e Fontanilles

Pubblicato su da P. Olivier Sournia
Con tag : #canti

Giovanni Battista è qualcuno la cui intera vita è polarizzata solo dalla venuta del Messia, è tutto. Lo scopo della sua predicazione, lo scopo della sua opera, è quello di far sì che le persone stesse si lascino polarizzare da questa attesa, dall'attesa del Cristo. Ed è consapevole di una cosa, cioè che la sua popolarità rischia di indurre le persone a scambiarlo per il Cristo. Così, fin dall'inizio, per eliminare ogni argomento attraverso cui l'istituzione avrebbe potuto procurargli preoccupazioni, ma anche perché le persone che vanno da lui capiscano, dice: "Io non sono il Cristo". Questo significa che, cosa più importante per lui della sua identità, occorre interessarsi a chi deve essere degno di interesse in quel momento: il Cristo. Il problema non è lui. E non lo si comprenderà se non si è interessati al Cristo, al Messia. Quindi lui dice subito: "Io non sono il Cristo". Giovanni Battista è lì prima che arrivi Gesù, lui precede Gesù, tanto che è chiamato "il precursore", colui che corre avanti. Voi sapete cos'è un cursore, ma lui è il precursore, il che significa che il cursore non è su di lui – non bisogna sbagliarsi.

Questo è molto importante anche per noi oggi, perché tutti sul nostro cammino abbiamo dei "Giovanni Battista". Abbiamo avuto tutti un padre, una madre, un nonno, un amico, un catechista, una catechista – poco importa – ma sempre qualcuno che è venuto prima e ci ha reso possibile questo incontro con Cristo. Fate memoria dei nomi e dei volti perché sono dei doni. Nella Bibbia, li si può chiamare angeli, messaggeri, poiché la parola angelo significa "messaggero".

Non è necessariamente un piccolo uccello celeste, paffuto, con una piccola pancia rotonda… quelli sono gli angeli barocchi, ma nella Bibbia, un angelo è il più delle volte un essere umano inviato da Dio. E in modo misterioso, non sappiamo come sia arrivato lì, ma il suo arrivo cade nel momento giusto, perché è stato mandato da Dio.

Così tutti noi abbiamo dei "Giovanni Battista" nelle nostre vite e, in un certo senso, la fede si trasmette se si entra in questo gioco della missione del Battista. Ognuno di noi può essere un Giovanni Battista per un altro o per degli altri quando si hanno delle responsabilità come la predicazione o un ministero nella Chiesa come quello di sacerdote o di diacono, o una responsabilità di cappellano o altro. Quindi, da qualche parte, c'è sempre questa figura del ministero di Giovanni Battista che appare. E là è molto importante vedere come si comporta perché se non si vede come lo fa, se non si fa come lui, non si sarà un Giovanni Battista, ma si sarà un guru. Ed è fondamentale sentire da Giovanni Battista che lui dissocia immediatamente Cristo da se stesso.

Lui dice: "Io non lo sono", il che vuol dire: "Non sono io al centro, non è a me che bisogna guardare, bisogna guardare qualcuno altro da me". Lo dice ancora di più perché sente che tutti gli occhi, tutte le telecamere, tutti i fotografi si rivolgono verso di lui. Lui infrange questo sguardo che si concentra su di lui. Una delle caratteristiche del ministero di Giovanni Battista, del suo modo di essere, è quella di stornare sempre l'attenzione lontano da se stesso, sempre.

Gli chiedono: "Chi sei? Perché dobbiamo dare una risposta a chi ci ha mandato; non possiamo tornare a mani vuote, abbiamo un modulo, dobbiamo compilarlo, quindi in quale casella ti mettiamo?". Lui avrà questa espressione assolutamente geniale, dirà questo: "Io, io sono la voce di uno che grida nel deserto: 'Preparate, raddrizzate la via del Signore'. Come ha detto il profeta Isaia: 'Io sono la voce...'". È assolutamente geniale perché la voce non è la parola; la voce è questa vibrazione, questa sonorità che permette alla parola di essere udita. Dicendo: "Io sono la voce", si ha l’impressione che dica che non c'è niente da guardare: "Non bisogna soffermarsi a guardare me. Occorre ascoltare quello che dico, e io non faccio altro che vibrare, risuonare, ma non sono io la parola". E in effetti, è un po' la voce fuori campo, cioè una voce che si sente in certe rappresentazioni teatrali, si sente solo la voce, non ci sono personaggi sulla scena. È questo che è interessante perché, al limite, per ascoltare bene, poiché non si vede nessuno, bisogna chiudere gli occhi e lasciare che questa parola risuoni dentro di noi. Di conseguenza, colui che è la voce stessa, pur essendo necessario, è meno importante della parola che risuona dentro di me. Quindi, ancora una volta, Giovanni Battista storna completamente l'attenzione da sé stesso.

C'è un testo di Sant'Agostino che condivido con voi. Sant'Agostino ha detto cose straordinarie, lui che è un grande pastore, un grande predicatore.
 

Estratti dal Sermone di Sant'Agostino per la Natività di Giovanni Battista:

Giovanni era la voce, ma il Signore in principio era il Verbo. Giovanni, una voce per un tempo; Cristo, il Verbo in principio, il Verbo eterno. Togli la parola, che cos'è la voce? Dove non c'è nulla da capire, c'è solo suono vuoto. La voce senza la parola colpisce l'orecchio, ma non edifica il cuore.

(…) Se cerco come la parola che è già nel mio cuore possa raggiungerti e radicarsi nel tuo cuore, io mi servo della voce, ed è con questa voce che ti parlo: il suono della voce ti porta l'idea contenuta nella parola; allora, è vero che il suono svanisce; ma la parola che il suono ti ha portato è ora nel tuo cuore. (…) Il suono della voce ha risuonato per compiere il suo scopo, ed è scomparso.

È difficile distinguere la parola dalla voce, ed è per questo che avevano scambiato Giovanni per il Cristo. Si è scambiata la voce per la parola; ma la voce si è fatta riconoscere per non essere di ostacolo alla parola. Io non sono il Messia, né Elia, né il Profeta. Gli rispondono: "Chi sei allora?". E lui risponde: "Io sono la voce che grida nel deserto, la voce che rompe il silenzio. Preparate la via per il Signore", che significa: "Io, io risuono per far entrare il Signore nel vostro cuore; ma non vi può venire se non preparate la via".

(…) Giovanni vi dà un esempio di umiltà. Lo si scambia per il Messia, lui afferma di non essere ciò che la gente pensa, e non approfitta dell’errore altrui per esaltare se stesso.

 

"Lui non approfitta dell’errore altrui per esaltare se stesso!". Sapete, ci sono persone che sfruttano l’errore altrui per mettersi – senza dire "io sono il Cristo" – al posto del Cristo nel cuore delle persone. E questo è molto grave, e non è colpa di chi si sbaglia! Perché noi, gli esseri umani, siamo fatti così: siamo tutti pecore senza pastore, in misura più o meno forte a seconda dei momenti della nostra vita, ma siamo tutti come pecore senza pastore. Così tanto che, quando la voce di qualcuno suona come quella di un pastore, quando qualcuno sembra capace di guidare un gregge, un leader, o qualcuno che ha carisma, ecc., beh, il riflesso immediato è quello di andare verso di lui. E se siamo un po' fragili, in una situazione di sconforto interiore, affettivo o di altro tipo, siamo capaci di mettere queste persone al posto del Cristo dentro di noi. Ora c'è un solo pastore, ed è responsabilità di chi parla, di chi ricopre quella posizione, di dire "no" e non approfittare dell'errore altrui per usurpare il posto del Cristo. Questo è il dominio dei guru, perfino nella Chiesa. Ma c'è un solo mediatore: il Cristo. Noi possiamo essere, gli uni per gli altri, e nessuno più di un altro, delle mediazioni del Cristo, ma una mediazione non è la natura di una persona; è un'azione in un tale momento o in tal altro che fa sì che qualcosa di Dio passi attraverso di noi per ciascun altro, ma è limitata, temporanea, ed è un servizio fraterno, niente di più.

La Chiesa stessa, quando parla del proprio mistero, dice: uno, non c’è che un sacramento, ed è il Cristo; in secondo luogo, la Chiesa è, “in qualche modo” – si noti la cautela e la prudenza: “in qualche modo” – il sacramento dell'unità del genere umano e dell'unità dell'umanità con Dio. Ma non pretende mai di essere il sacramento di Dio! Non c’è che il Cristo. Tanto che nessun essere umano può essere considerato un sacramento di Dio. D'altra parte, gli uni e gli altri, attraverso la nostra vita battesimale, attraverso il Cristo che dimora in noi, noi abbiamo, in certe situazioni, questa capacità di comunicare qualcosa di Dio, di incarnare qualcosa di Dio gli uni per gli altri, niente di più. Questo si chiama, anche nella tradizione spirituale, il sacramento della fraternità. Ma notate bene questo: proprio perché è il sacramento della fraternità, significa che siamo tutti coinvolti da questa capacità e che nessuno è superiore all'altro.

Siamo soltanto fratelli gli uni in rapporto agli altri, niente di più: essere fratelli! D’altronde, il sacramento della fraternità è una realtà che, nella tradizione della Chiesa, designa sempre in primo luogo il povero: colui che ha fame, sete, che è nudo o è in carcere… (cfr Mt 25).

Sto dicendo delle cose dense, forse un po' troppo rapidamente, ma che sono molto importanti oggi. La figura di Giovanni Battista è magnifica perché lui si dissocia immediatamente. Questa è proprio l'attestazione di un'autentica missione di trasmissione: lo sforzo permanente, la determinazione di ogni momento di mettere se stesso a distanza dal Cristo e di porre Lui solo al centro; Lui è l'unico capace di occupare il centro dell'attenzione, della fede, della pietà, di tutto. Solo il Cristo! Ed è un’impostura lasciar intendere: " Tu conoscerai Dio Solo attraverso di me ", che è il contrario di quanto dice Giovanni Battista, che storna le attenzioni da sé. È una grave impostura, una grave usurpazione. E questo rischio è una minaccia per tutti.

Papa Francesco ha adottato misure per smantellare un certo clericalismo, che è una forma di questa usurpazione, un clericalismo che corrompe non solo il clero ma anche, a volte, i laici. Dobbiamo avere l’onestà di dire che questo non è il monopolio del clero, anche se, purtroppo, sembriamo essere piuttosto specialisti nella materia. Ma il clericalismo, una sorta di monopolio ed esclusivismo che mette qualcuno al posto del Cristo, è alla radice di tutti gli abusi. Ci può essere del clericalismo nelle famiglie, non solo nella Chiesa.

C'è ancora molto da dire. Giovanni Battista, per me, è una figura che oggi ritrova la sua pertinenza nelle difficoltà che la Chiesa e le nostre comunità stanno attraversando.

 

Padre Olivier SOURNIA
Mercoledì 11 febbraio 2026

 

Tradotto dal francese all’italiano da Guglielmo e Maria Rosa Del Gaudio

 

Crée en moi un coeur pur (Psaume 50) (CD Tissage d'or n°4)