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Blog della Roche d’Or

Blog della Roche d’Or

Comunità della Roche d'Or a Besançon e Fontanilles

Pubblicato su da P. Florin Callerand
Con tag : #canti, #video

Bisogna partire dal fatto che tutte le creature sono mediazioni di Dio, in un modo o nell'altro. Si conosce il mondo dei gusti e dei colori, non si discute, si dice: "Mi piace, non mi piace, è orribile, è bello, è splendido", ecc... È soggettivismo perché anche in "San Sulpizio", anche in opere che non hanno il diritto di entrare in un museo, c'è, poiché provengono da un uomo, l'espressione di un’interiorità, l'espressione di una vibrazione profonda, là dove Dio le crea. Che sia tradotto magnificamente, uno splendore, da Leonardo da Vinci o da Michelangelo o da Raffaello o da altri, è d'accordo, ma bisogna essere onesti riguardo a ogni mediazione perché ci sono mediazioni che sono riuscite.

Credo che questa sia la prima cosa rispetto alle opere d'arte: si tratta di essere critici da un lato ed essere molto moderati dall'altro per saper apprezzare lo sforzo autentico di accuratezza e di affinità. Qualcuno dirà che queste vetrate della cripta non sono un capolavoro... Innanzitutto, occorre dire a queste persone: "Bene, fate lo stesso! Vediamo cosa sapete fare voi".

In secondo luogo, sappiate che qui, l'artista Paul Décrind è un uomo sincero, un poeta a suo modo, che si è trovato, per la prima volta nella sua vita, di fronte a una commissione che gli era stata affidata e che lo sconcertava. Gli ho chiesto un arcobaleno in orizzontale... "Cosa mi chiedi in questo modo? Un arcobaleno non è orizzontale, no!" Allora gli ho spiegato ciò che sentivo, io, e che ero incapace di progettare, di realizzare: l'arcobaleno della Storia. Si tratterebbe di cominciare, in segno astratto, la Storia del mondo, e poi il suo sviluppo fino alla sua fine, espressa in forma abbreviata e concentrata nella storia di Israele, perché in realtà la storia di Israele è una miniatura che rappresenta l'evoluzione totale del cosmo. Si è ridotta in forma concentrata in Israele, dall'inizio alla resurrezione di Cristo e alla Pentecoste, la totalità della storia. È compatta, è concentrata!

Allora, povero il mio Paul Décrind, immaginate dove fosse con tutto questo! Non aveva mai maneggiato un pezzo di vetro così. Sono stato io a dirgli: "Dovrebbe essere del vetro frantumato". Così siamo andati non ricordo in quale paese, nel centro della Francia. Lì c’era un’officina. Ci sono andato con l'R5 e vi abbiamo portato delle casse di vetro. Abbiamo preso vetri di tutti i tipi. Dopo, avevamo come dei tubetti di colori, e vecchio mio, sbrogliatela! Era necessario fare del cemento, organizzare, era una creazione. È stato un pover'uomo che si è messo al lavoro e ha cercato di reagire, che si è messo alla prova, e avete i suoi due tentativi sotto i portici. Sono le prime due cose che abbiamo fatto insieme.

Io, ero costantemente con lui, almeno per quelle due, perché lui non aveva mai toccato vetro e cemento, cemento e vetro. Così sognava, si lasciava prendere e io lo sapevo, lo so, me lo ha ridetto molte volte: era un uomo che si era allontanato dalla Chiesa ma era un uomo che pregava, che pregava senza parole, cioè che sapeva di essere abitato da Dio. D’altra parte, nei suoi dipinti, vedete sempre persone attorno a un fuoco da campo. Avete degli zingari, sono tutti, se si guarda attentamente, non rigidi ma interiorizzati, profondi. Lui è questo. La sua preghiera era di andare alla sua sorgente! E poi, ha lasciato che accadesse ed è così che, a poco a poco, c’è arrivato.

Così, gli ho spiegato un po' cos'era l'arcobaleno orizzontale: l'atto della creazione, il paradiso terrestre, il frastuono del peccato e dopo, la caduta nell'oscurità. Tutto questo lui lo ha tradotto a modo suo. Non sono stato io a dirgli i colori. Ma gliel'ho ricordato, e vedete, dopo l'inizio della speranza di Israele, è la luce sempre più dorata che sorge.
 

Tutto questo, è lui che l’ha trovato per arrivare al Cristo, e alla fine della vita di Cristo, avete il Calvario, avete questa apparizione di Maria ai piedi della croce. Le tre croci, le vedete bene. Non ce ne sono solo due. Ce ne sono tre. Là bisognava farlo! Questa è forse la cosa più bella dal punto di vista artistico: le croci sono intrecciate. E Maria disposta lungo la croce, è una croce che è tutt'uno con la croce di Gesù, vedete, lì a sinistra.

Poi, avete la Trinità che appare nella crocifissione di Gesù. Queste tre masse rosse che sono lì, lui ha fatto come meglio poteva, ma "chi vede me vede il Padre". Se c'è un momento della vita di Gesù in cui si scopre la Trinità, è quando Cristo è tutto solo sulla croce. "Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito", lo slancio del Figlio verso il Padre: la Trinità appare. Queste tre intensità che ne derivano sono il suo modo di rappresentare la Trinità. Anche questo è riuscito! Bisogna farlo! Là c'è una suggestione, ma corrisponde a qualcuno che non è solo un colorista, né semplicemente un artista, ma innanzitutto un poeta e un mistico, ed è questo il bello.

Poi avete la Resurrezione, la vittoria della luce rispetto alla croce che viene portata nell'eternità, e infine la conseguenza. Anche lì, è un capolavoro. Rappresentare la Pentecoste sotto forma di un quadrato d’oro che si scheggia per poi cadere sul mondo! Una piccola cosa che è lì: lui ha realizzato il suo arcobaleno in orizzontale, un concentrato della storia mistica del mondo.

Allora, ecco, sia dal punto di vista umano che da quello dell’ispirazione, e bisogna riconoscerlo, il gioco di movimenti in ciascuna vetrata, non del piombo, ma delle colate di cemento, beh, è qualcosa che segna. Bisogna guardarle una per una e capire perché qua e là c’è del vetro rotto, e là non ce n’è, e perché. Lui aveva intenzioni precise per ogni cosa.
 


Passava notte e giorno lì dentro. Odile continuava a raccontarmi che la sua nipotina Sylvie gli portava il cibo così, nel cuore della notte, al mattino o alla sera, perché questo tizio non era che irregolarità, andava a pranzo alle quattro del pomeriggio. C'era qualcosa di geniale in lui, qualcosa di grandioso. Ascoltatemi perché sarebbe un peccato se questo non fosse conosciuto o apprezzato dai membri della comunità, perché è un'eredità, non è vero?

In ogni caso, era l'unico modo che potesse mantenere l'unità della cripta con la durezza, diciamo brutalità, nel senso etimologico del termine, della muratura di pietra e delle spesse travi del soffitto, e lì c'è un’unità. È un bene.

Guardate la terza vetrata, dove l'umanità perde la testa. Vedete, tutto è in tutto. Ci sono delle figure parallele, in verticale e in orizzontale; è quasi l'unica vetrata in cui non c'è una forma ben equilibrata.

Guardate, all'inizio, il paradiso terrestre. Aveva trovato questo, Paul. Ha fatto un quadrato profondo mentre dopo c'è la dispersione, tutti i colori, e poi c'è una ripresa con Abramo. Il quadrato che è laggiù nella quarta vetrata in blu scuro, lo ritrovate qui in oro. L'inizio e la fine. Lì dentro ci sono cose assolutamente autentiche, c'è un’ispirazione!

E poi ricomincia con i profeti, ecc. Diventa sempre più luminoso e va sempre di più verso l'oro e il rosso. Diciamo che qui avete Giovanni Battista o Isaia, e poi avete la vita di Gesù, a meno che la vita di Gesù non inizi già qui. Betlemme là, e poi risale la montagna, e poi la manifestazione finale del Triduo Pasquale...

Ecco l'arcobaleno in orizzontale: un concentrato della storia religiosa del mondo!

 

Florin Callerand
25 luglio 1995

 

Tradotto dal francese all’italiano da Guglielmo e Maria Rosa Del Gaudio

Viens, je te montrerai (Ap 21 et 22) (CD Tissage d'or n°3)