L'odore delle mele mi ha accolta mentre varcavo la soglia della stanza di pelatura, con il bidone della spazzatura in mano, impaziente di deporlo nel locale rifiuti e di unirmi rapidamente a una di quelle colazioni domenicali che Jean-Jacques sa preparare per noi con tanto amore e delicatezza. Quelle famose colazioni senza orario, quelle rare domeniche senza accoglienza in cui tutti possono riposare. Ebbene, la mattina presto, era uscito a fare scorta di dolci, così che potessimo sentirci un po' come se fossimo in vacanza!
L’odore delle mele mi ha colpito all'improvviso, come ti prende qualcuno per un braccio, come ti prende qualcuno per il cuore. L’odore delle mele è come una musica, come un sussurro... Nella luce del mattino, Henriette le stava sbucciando. Quando sarei tornata, mi avrebbe detto con un sorriso: "A pranzo abbiamo una torta di mele". Henriette e l’odore delle mele, stanno bene insieme! Come con Jean-Jacques e il profumo caldo dei dolci che corre a comprare la mattina presto in panetteria, mentre ciascuno poteva riposare...
Credo che l'odore delle mele abbia qualcosa a che fare con ciò che è seguito, mentre varco la porta e mi fermo davanti al locale dei rifiuti. La porta socchiusa rivela una pila ordinata di cassette. L'aria è fresca, la luce è dolce. Senza fretta, lascio che il mio sguardo accarezzi il vassoio di piante aromatiche che crescono davanti, il tubo d’irrigazione ben arrotolato, tutte queste cose nascoste fuori dalla cucina. Tutte queste cose dell’invisibile ordinario, sistemate e curate, giorno dopo giorno. Questo tempo di contemplazione, con il sacco della spazzatura in mano, ha qualcosa di incongruo, è vero.
Torno nel locale, cercando il cesto giusto in cui mettere il mio sacco nero. Si dice che qualcosa dell’umanizzazione sia progredita quando l'uomo o la donna hanno deciso che non dovevano lasciare i loro rifiuti alimentari nella grotta, ma che piuttosto dovevano portarli fuori per gettarli altrove.
Il mio sguardo percorre questo spazio impeccabilmente ordinato. In un angolo, il grande contenitore di cartoni accuratamente piegati e impilati, la fila di contenitori neri che contengono i nostri sacchi neri e dove, con gratitudine, metto il mio. In un altro angolo, altri piccoli contenitori ben etichettati "solo vetri rotti e ceramica" e, per evitare qualsiasi confusione, di fianco, la cassa di bottiglie vuote ben allineate assicura la buona comprensione del messaggio. Sì, tutto è fatto in modo che ciascuno sappia dove mettere ciò che viene a depositare in questo luogo finale.
Una strana emozione mi prende. Mi appare il volto di Didier, quel compagno così discreto che, pazientemente, ci ha insegnato a fare ordine, a prenderci cura, a vivere responsabilmente questa fase della nostra vita insieme. Risale in me anche la lunga lealtà di Rodlain, e prima di lui, di Pandi, e sempre quella di André, di Jean-Jacques e di quanti altri... Stamattina, mentre questa esperienza continua a profumarmi l'anima, sento meglio ciò che è in gioco lì e la luce di vita mistica che mi visita inaspettatamente.
Mi rimonta un mucchio di cartoni, sacchi neri e bicchieri, mi rimontano i bidoni del compost dove finiscono i rifiuti della cucina e della manutenzione del parco, mi rimonta il fondo del grande garage e la sua incredibile organizzazione. Ne ho fatto un breve video. Bernard, accanto a me, mi diceva davanti al bidone "metalli": "Li seleziono e recupero quello che può essere venduto". Oh sì, un breve filmato che descriva la destinazione di ciascuna cosa.
Non ho osato scrivere "scarti" perché ora sento che si tratta più dell'accompagnamento ultimo di tutti questi doni ricevuti per la nostra vita, il nostro confort, il nostro benessere. Prendersene cura significa salutare il loro accompagnamento, ringraziare per il dono ricevuto, esercitare la gratitudine fraterna, quella dei doni dello Spirito Santo, quella della vita mistica. Il Creatore-creante è forse meno all'opera nel locale dei rifiuti piuttosto che in cucina, in giardino, in segreteria o nell'officina elettrica?
Concludo qui la mia meditazione mattutina e mi inchino davanti a quest'opera invisibile, senza la quale mancherebbe qualcosa alla musica della Parola proclamata nelle nostre case.
La Roche d'Or, 8 settembre 2025
Danièle Valès
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La goccia d’acqua del colibri
Tradotto dal francese all’italiano da Guglielmo e Maria Rosa Del Gaudio
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